Nella cipolla sono presenti molecole che contengono uno o più atomi di zolfo: i solfuri organici. Quando la cipolla viene tagliata o schiacciata questi solfuri si combinano con un’ altra sostanza presente in stati diversi, l’enzima allinasi. Si generano così composti volatili che reagiscono con l’acqua che ricopre la cornea, trasformandosi in acidi, soprattutto solforico e solforoso. Essendo sostanze corrosive, l’occhio cerca di liberarsene attivvando le ghiandole lacrimali.

La cipolla è uno degli ingredienti più usati in tutte le cucine. E anche se fa piangere, basta maneggiarla col trucco: cioè tagliandola sotto l’acqua corrente.
I primati riportati sono spesso discordanti tra loro: variano a seconda dei fattori che si prendono in considerazione, in particolare se si considerano anche i rimbalzi o meno. L’americano Jack Hamm è riuscito a far “volare” la palla per 418,78 metri senza toccare il suolo. Considerando anche i rimbalzi, il primato è però di Mike Austin, che fece percorrere 471 metri alla palla nel corso del torneo professionistico di Las Vegas del 1974. In occasione di una prova “speciale”, su una pista dell’aereoporto di Denver, Jack Hamm ha invece scagliato la palla a ben 925 m, rimbalzi compresi.

Sessi a confronto. Non ci sono invece statistiche differenziate “per mazza”. La distanza a cui atterra la pallina dipende infatti dal tipo di mazza utilizzata; ognuna è contraddistinta dal tipo di materiale di cui è costituita (ferro o legno) e da un numero da 1 a 9. I legni (oggi fatti di leghe di metallo) consentono tiri più lunghi. Ovviamente, anche la forza fisica e la tecnica fanno la differenza. Gli uomini “normali”, con un ferro 2, arrivano a circa 155 metri, le donne a 140 metri, i professionisti anche a 220 metri.
Un espressione francese che significa “inganna l’occhio” ed è usata per indicare un tipo di pittura in cui la rappresentazione tende a una concretezza tale da generare l’illusione del reale. I più comuni sono dipinti su grandi superfici, ma ce ne sono anche su tele di quadri e perfino solidi, costruiti con mattoni e cemento armato.


Inganno. Lo scopo del trompe l’oeil è decorare pareti squallide, allargare ambienti piccoli, ma soprattutto divertire, mettendo alla prova i nostri occhi, che spesso si lasciano ingannare dalle ombre dipinte degli oggetti raffigurati, dall’enorme quantità di particolari e dall’assenza di cornice , e pensano di avere a che fare con un frammento di mondo reale.
Sì, ma mangiare il cibo preparato industrialmente per cani e gatti è sconsigliabile. A questo proposito, è da anni in discussione a livello europeo l’apposizione di una scritta, sulle lattine e sui croccantini, che specifichi: “Non per uso umano”.

Controllati. L’ingestione occasionale di questi alimenti non è però tossica: si tratta di prodotti molto controllati dal punto di vista igienico-sanitario, soprattutto dopo il caso “mucca pazza”. Le regole principali sono stabilite dal Regolamento (Ce) N. 1774/2002 “norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano”. Tuttavia, mangiare abitualmente cibo per cani e gatti, a parte il gusto e l’odore sgradevoli, potrebbe provocare problemi intestinali, malattie cardiovascolari e scompensi dei principi nutritivi.
La zona più nebbiosa del mondo sulla terraferma è il monte Washington nel New Hampshire (Usa), dove ci sono oltre 300 giorni di nebbia all’anno. Seguono il promontorio di Point Reyes in California (Usa) e il territorio dell’isola di Newfoundland (Canada), dove i giorni di nebbia sono più di 200 l’anno per effetto dello scontro tra la corrente fredda del Labrador e quella calda del Golfo.

Ponte di Harbin (China)
Nel Belpaese. Le località più nebbiose dell’italia invece sono tutte in val Padana e lungo la costa dell’alto e medio Adriatico, mare più freddo rispetto agli altri che circondano la Penisola. Le nebbie più persistenti, in particolare, si trovano lungo il corso del fiume Po e nell’estensione del suo delta. Ciò è dovuto al fatto che le masse di aria fredda, più pesanti, scivolano lentamente verso la parte più bassa della pianura che corrisponde proprio al corso delgrande fiume. Il fenomeno ha il suo apice nel triangolo tra Mantova, Rovigo e Ferrara.
Sono la pecora e il montone ad aver ispirato il nome di questa posizione del sesso,in cui la donna, a quattro zampe, si fa penetrare da dietro dall’uomo. Questa posizione, nella nostra lingua è chiamata volgarmente “pecorina” (aggettivo che significa “da pecora” ; per queste locuzioni, infatti, l’italiano parte sempre dall’aggettivo e non dal sostantivo).
Paese che vai… Anche nelle altre lingue, la denominazione usata per questo tipo di rapporto sessuale fa riferimento agli animali. Si parla infatti di “unione della mucca” nel kamasutra, di “doggy style” (cioè alla moda del cane) per gli anglosassoni e di “levrette” (che richiama lafemmina del levriero) per i francesi.
Gli antichi latini si tenevano più sul generico e dicevano semplicemente “more ferarum”, cioè “secondo l’uso degli animali”.
Il movimento è ininfluente, ciò che conta di più è la posizione. In particolare l’inclinazione dei raggi solari rispetto alla superficie corporea esposta. A mezzogiorno, per esempio, quando i raggi solari sono quasi perpendicolari si può stare sdraiati (l’inclinazione esatta dipende dalla latitudine a cui ci si trova) ; all’alba e al tramonto, quando sono radenti, è invece meglio stare in piedi. In poche parole, ci si abbronza di più quanto più sicompensa l’inclinazione dei raggi solari con quella del corpo.

Velocità . Nel caso in cui sia meglio stare in piedi (quando il sole è basso sull’orizzonte) è sostanzialmente indifferenti se si sta fermi o sicammina. Al massimo si potrebbe considerare la direzione del moto: la velocità con cui ci allontaniamo o ci avviciniamo alla sorgente luminosa influenza infatti la frequenza delle radiazioni. Muoversi incontro al sole aumenta la loro frequenza (e quindi la loro energia). Ma in misura talmente impercettibile che correre tutto il giorno incontro al sole aumenterebbe la “velocità di abbronzaggio” meno di un secondo.
La grande maggioranza dei nomi si rifà ai luoghi d’origine (città o quartiere) delle squadre stesse. All’estero vige la stessa regola, anche se le variazioni sembrano più frequenti. Ecco una breve carrellata tra i nomi italiani ed esteri più curiosi.

Ajax (Olanda). Il nome trae origine da quello del guerriero greco Aiace, celbrato nell’Illiade di Omero e secondo nelle armi solo ad Achille. L’Ajax era la squadra del ghetto di Amsterdam e, ai tempi della Seconda guerra mondiale, quasi tutti i suoi giocatori furono deportati ad Auschwitz.
Atalanta (Italia). I 5 giovani soci fondatori della squadra di calcio bergamasca (nel 1907), appassionati di studi classici, per il nome decisero di ricorrere alla mitologia. La scelta cadde su “Atalanta” : la bellissima e velocissima ninfa greca, allevata da un’orsa, che divenne esperta cacciatrice e imbattibile nella corsa, tanto da diventare simbolo della velocità .
Bayer Leverkusen (Germania). E’ la multinazionale chimico-farmaceutica Bayer, produttrice della celebre Aspirina, la “madrina” del club tedesco. La squadra nacque nel 1904 proprio come dopolavoro per i dipendenti dell’azienda di Leverkusen.
Borussia Dortmund (Germania). Nel 1909, un gruppo di giovani cattolici della parrocchia “Trinità ” di Dortmund fondò un club calcistico. Obbiettivo : ribellarsi al cappellano Hubert Dewald, contrario a tale pratica sportiva. Borussia era l’insegna di una fabbrica di birra, con annessa birreria, frequentata dai giocatori.
Internazionale (Italia). L’Internazionale Football Club fu fondata il 9 marzo 1908 a Milano da membri “dissidenti” dell’allora Milan Cricket & Football Club (oggi A.C. Milan). Il nome deriva dalla volontà dei soci fondatori di accettare giocatori non solo italiani (come il Milan), ma anche stranieri.
Botafogo (Brasile). Il club brasiliano è originario dall’omonima località nei pressi di Rio de Janeiro, chiamata così in onore dell’ammiraglio portoghese Joao Pereira de Souza Botafogo, il primo europeo a insediarsi nell’area già nel XVI secolo.
Sampdoria (Italia). E’Â il risultato dell’unione (nel 1946) di 2 squadre genovesi: la Sampierdarenese Calcio e l’Andrea Doria. Il nome della prima traeva origine dall’omonimo quartiere di Genova; quello della seconda celebrava l’ammiraglio Andrea Doria, che ottene l’indipendenza della Repubblica di Genova.
Sì, anche le persone di colore possono essere colpite da albinismo.

L’albinismo è un problema genetico che impedisce del tutto, o non consente in maniera adeguata, la sintesi della malanina, il pigmento da cui dipande la colorazione della pelle, degli occhi, dei peli e dei capelli.
E’ una malattia rara, i cui effetti sono ancora più gravi quando colpisce le persone di colore (interessate soparttutto da albinismo agli occhi e alla pelle) che vivono nelle regioni sub-tropicali o equatoriali (Africa, Australia) dove maggiore è l’esposizione ai raggi solari.
In questo caso la persona ha capelli di colore castano chiaro, iride grigio-scura, pelle color crema con lentiggini.
I bambini di colore colpiti da albinismo rischiano cecità e tumori della pelle (carcinomi e melanomi spesso mortali), causati dal rapidoinvecchiamento cellulare.
La medicina interviene con fotoprotettori come le vitamine E, PP e il betacarotene.
Fondamentali sono poi creme solari, cappellino e occhiali.
Ma attualmente non si è ancora trovata una terapia risolutiva. Pertanto, soprattutto nei Paesi a clima più caldo e maggiore povertà , con questa malattia difficilmente si sopravvive oltre l’adolescenza.
L’albinismo è molto diffuso tra le popolazioni africane, dove però chi ne è colpito è emarginato, perseguitato e persino ucciso.
Per via di antichi pregiudizi, qualcuno ancora crede che gli albini siano “figli del demonio” e portino sventura.
I bambini per sfuggire ai maltrattamenti che spesso subiscono anche in famiglia, scappano per andare a vivere in strada.
* FOTO http://www.flickr.com/photos/jeroentaalman/2462065132/
I denti da latte, o decidui, sono 20 e sono così detti per il loro colore, simili al latte.

Rispetto a quelli permanenti, che subentrano dal sesto anno di vita, sono più piccoli, più panciuti e possiedono meno smalto, dovendo durare di meno.
I denti permanenti compaiono nman mano che si forma la radice di quello da latte, la riassorbe.
Venendo meno l’ ancoraggio, il dente da latte cade, lasciando lo spazio.
La dentizione decidua è uno degli aspettio dell’accrescimento: in parole povere, la bocca dei bambini è troppo piccola per ospitare la dentatura definitiva, di 32 denti!
Nell’attesa della sua comparsa l’evoluzione ha fatto in mododi provvedere la cavità orale di una dentizione provvisoria, in grado di guidare l’eruzione dei denti permanenti e la crescita
cranio-facciale, oltre a consentiore intanto la masticazione e un’adeguata articolazione delle parole.
*FOTO Matteosandi.com