Il movimento è ininfluente, ciò che conta di più è la posizione. In particolare l’inclinazione dei raggi solari rispetto alla superficie corporea esposta. A mezzogiorno, per esempio, quando i raggi solari sono quasi perpendicolari si può stare sdraiati (l’inclinazione esatta dipende dalla latitudine a cui ci si trova) ; all’alba e al tramonto, quando sono radenti, è invece meglio stare in piedi. In poche parole, ci si abbronza di più quanto più sicompensa l’inclinazione dei raggi solari con quella del corpo.

Velocità. Nel caso in cui sia meglio stare in piedi (quando il sole è basso sull’orizzonte) è sostanzialmente indifferenti se si sta fermi o sicammina. Al massimo si potrebbe considerare la direzione del moto: la velocità con cui ci allontaniamo o ci avviciniamo alla sorgente luminosa influenza infatti la frequenza delle radiazioni. Muoversi incontro al sole aumenta la loro frequenza (e quindi la loro energia). Ma in misura talmente impercettibile che correre tutto il giorno incontro al sole aumenterebbe la “velocità di abbronzaggio” meno di un secondo.
La grande maggioranza dei nomi si rifà ai luoghi d’origine (città o quartiere) delle squadre stesse. All’estero vige la stessa regola, anche se le variazioni sembrano più frequenti. Ecco una breve carrellata tra i nomi italiani ed esteri più curiosi.

Ajax (Olanda). Il nome trae origine da quello del guerriero greco Aiace, celbrato nell’Illiade di Omero e secondo nelle armi solo ad Achille. L’Ajax era la squadra del ghetto di Amsterdam e, ai tempi della Seconda guerra mondiale, quasi tutti i suoi giocatori furono deportati ad Auschwitz.
Atalanta (Italia). I 5 giovani soci fondatori della squadra di calcio bergamasca (nel 1907), appassionati di studi classici, per il nome decisero di ricorrere alla mitologia. La scelta cadde su “Atalanta” : la bellissima e velocissima ninfa greca, allevata da un’orsa, che divenne esperta cacciatrice e imbattibile nella corsa, tanto da diventare simbolo della velocità.
Bayer Leverkusen (Germania). E’ la multinazionale chimico-farmaceutica Bayer, produttrice della celebre Aspirina, la “madrina” del club tedesco. La squadra nacque nel 1904 proprio come dopolavoro per i dipendenti dell’azienda di Leverkusen.
Borussia Dortmund (Germania). Nel 1909, un gruppo di giovani cattolici della parrocchia “Trinità” di Dortmund fondò un club calcistico. Obbiettivo : ribellarsi al cappellano Hubert Dewald, contrario a tale pratica sportiva. Borussia era l’insegna di una fabbrica di birra, con annessa birreria, frequentata dai giocatori.
Internazionale (Italia). L’Internazionale Football Club fu fondata il 9 marzo 1908 a Milano da membri “dissidenti” dell’allora Milan Cricket & Football Club (oggi A.C. Milan). Il nome deriva dalla volontà dei soci fondatori di accettare giocatori non solo italiani (come il Milan), ma anche stranieri.
Botafogo (Brasile). Il club brasiliano è originario dall’omonima località nei pressi di Rio de Janeiro, chiamata così in onore dell’ammiraglio portoghese Joao Pereira de Souza Botafogo, il primo europeo a insediarsi nell’area già nel XVI secolo.
Sampdoria (Italia). E’ il risultato dell’unione (nel 1946) di 2 squadre genovesi: la Sampierdarenese Calcio e l’Andrea Doria. Il nome della prima traeva origine dall’omonimo quartiere di Genova; quello della seconda celebrava l’ammiraglio Andrea Doria, che ottene l’indipendenza della Repubblica di Genova.
Sì, anche le persone di colore possono essere colpite da albinismo.

L’albinismo è un problema genetico che impedisce del tutto, o non consente in maniera adeguata, la sintesi della malanina, il pigmento da cui dipande la colorazione della pelle, degli occhi, dei peli e dei capelli.
E’ una malattia rara, i cui effetti sono ancora più gravi quando colpisce le persone di colore (interessate soparttutto da albinismo agli occhi e alla pelle) che vivono nelle regioni sub-tropicali o equatoriali (Africa, Australia) dove maggiore è l’esposizione ai raggi solari.
In questo caso la persona ha capelli di colore castano chiaro, iride grigio-scura, pelle color crema con lentiggini.
I bambini di colore colpiti da albinismo rischiano cecità e tumori della pelle (carcinomi e melanomi spesso mortali), causati dal rapidoinvecchiamento cellulare.
La medicina interviene con fotoprotettori come le vitamine E, PP e il betacarotene.
Fondamentali sono poi creme solari, cappellino e occhiali.
Ma attualmente non si è ancora trovata una terapia risolutiva. Pertanto, soprattutto nei Paesi a clima più caldo e maggiore povertà, con questa malattia difficilmente si sopravvive oltre l’adolescenza.
L’albinismo è molto diffuso tra le popolazioni africane, dove però chi ne è colpito è emarginato, perseguitato e persino ucciso.
Per via di antichi pregiudizi, qualcuno ancora crede che gli albini siano “figli del demonio” e portino sventura.
I bambini per sfuggire ai maltrattamenti che spesso subiscono anche in famiglia, scappano per andare a vivere in strada.
* FOTO http://www.flickr.com/photos/jeroentaalman/2462065132/
I denti da latte, o decidui, sono 20 e sono così detti per il loro colore, simili al latte.

Rispetto a quelli permanenti, che subentrano dal sesto anno di vita, sono più piccoli, più panciuti e possiedono meno smalto, dovendo durare di meno.
I denti permanenti compaiono nman mano che si forma la radice di quello da latte, la riassorbe.
Venendo meno l’ ancoraggio, il dente da latte cade, lasciando lo spazio.
La dentizione decidua è uno degli aspettio dell’accrescimento: in parole povere, la bocca dei bambini è troppo piccola per ospitare la dentatura definitiva, di 32 denti!
Nell’attesa della sua comparsa l’evoluzione ha fatto in mododi provvedere la cavità orale di una dentizione provvisoria, in grado di guidare l’eruzione dei denti permanenti e la crescita
cranio-facciale, oltre a consentiore intanto la masticazione e un’adeguata articolazione delle parole.
*FOTO Matteosandi.com
L’etimologia della parola “mucca” è molto incerta. L’espressione, secondo alcuni studiosi, comparve in un testo scritto della metà del 700.

In origine la voce era limitata alla Toscana e indicava, molto probabilmente, una razza proveniente dalla Svizzera. Il medico e letterato Antonio Cocchi (1965-1758) spiegò che le mucche erano “una sorta di vacca più mansueta delle altre”.
Ipotesi Onomatopeica - Su come sia nata la parola si son fatte molte ipotesi: potrebbe semplicemente essere una parola onomatopeica (cioè che riproduce il verso dell’animale) o una sovrapposizione delle parole “muggire” e “vacca“.
Nel 1910 il filologo Pio Rajna propose all’Accademia della Crusca una derivazione tedesca, dall’espressione mulkerei (o molkerei), ovvero vaccheria o stalla, portata in italia dai mercanti di vacche.
Se imbarazza… – Ma la soluzione non convinse tutti. Quel che è certo è che la grande fortuna del neologismo, a partire dal XVIII secolo, dipese dal voler evitare l’antica espressione “vacca”, per via del valore che il termine aveva assunto: già nel XVI secolo, infatti, la voce era usata per indicare una prostituta o più genericamente “una donnaccia”, come scrisse l’artista fiorentino Benvenuto Cellini (1500 – 1571).
L’ invenzione della palla ovale è attribuita intorno alla metà del XIX sec., al calzolaio inglese William Gilbert di Rugby, città dell’ Inghilterra da cui prende il nome lo stesso sport.

Si tratterebbe di un caso e non, come si potrebbe pensare, di una necessità funzionale al gioco. Infatti, la forma a uovo permette di trattenere più agevolmente il pallone quando si corre, tenendolo sotto il braccio.
William, infatti, realizzava i palloni con vesciche di maiale, attorno alle quali cuciva l’ uno con l’altro quattro pezzi di cuoio: gonfiandole con l’aria, le vecsiche, per la loro forma naturale, facevano assumere alla palla una forma leggermente ovale. Questo non venne considerato un difetto, anzi, piacque molto e questa forma venne adottata ufficialmente.
*FOTO sportmedicina.com
La ragione è storica. L’ attuale alfabeto dell’ arabo è di origine aramaica. I primi testi conosciuti in aramaico risalgono al IX sec. a. C.: questa lingua era originaria della Siria ma già all’ inizio del I millennio a. C. si diffuse in Mesopotamia e in seguito in Palestina.
L’ alfabeto aramaico, a sua volta, deriva dalla forma più antica dell’ alfabeto dei Fenici (il cui paese corrisponde all’ attuale Libano): sono stati i Fenici a inventare l’ alfabeto, verso la fine del II millennio a. C.
In un primo tempo essi disponevano le lettere in una sorta di serpentina da destra verso sinistra, e poi, senza interruzione, cioè senza gli “a capo”, da sinistra a destra.
Quindi da questo momento si iniziò a scrivere da destra a sinistra (scrittura destrorsa) o da destra verso sinistra (scrittura sinistrorsa).
A partire dall’ XI sec. a. C. prevalse tra i Fenici la scrittura sinistrorsa, che nel tempo venne impiegata per l’ arabo, l’ebraico e per il neoaramaico (la lingua di alcune comunità cristiane e giudaiche originarie della Mesopotamia sparse nel mondo).
Le culture semitiche dell’ Etiopia e dell’ Eritrea preferirono la scrittura destrorsa, come soprattutto i Greci, dove nacque l’ Occidente.
*FOTO: Alfabeto Arabo
La mortadella è nata in epoca romana, probabilmente nel I sec. dopo Cristo e la sua produzione si è sviluppata soprattutto in un’area compresa tra l’ Emilia-Romagna e il Lazio.

Infatti un prodotto nominato mortadella era già conosciuto ai tempi di Augusto e Tiberio (I secolo dopo Cristo). D’altronde gli etruschi, primi abitanti della moderna città di Bologna, erano già esperti nella salagione della carne di maiale. Ne è testimonianza il fatto che, nei territori un tempo abitati dagli etruschi, si sono sviluppati altri tipi di mortadella (emiliana, umbra, abruzzese, romana).
Due sono le ipotesi da cui originerebbe il nome di questo salume; ipotesi che peraltro si integrano: quella del “murtatum” e quella del “mirtatum”.
Il “mortarium”, il mortaio, era l’ utensile usato per tritare la carne di maiale detta appunto “murtatum” la quale prendeva il nome di “farcimen mirtatum” quando veniva insaccata e condita con una miscela aromatica sminuzzata, la concia, il cui elemento fondamentale è il mirto che ne conferisce il profumo e aroma tipico.
A conferma di questo è il fatto che nel Museo Archeologico di Bologna è conservata una stele funebre di epoca romana imperiale ritenuta la prima testimonianza di quello che si ritiene essere stato un produttore di mortadelle: su di essa infatti sono raffigurati da una parte sette maialetti condotti al pascolo e dall’altra un mortaio con pestello.
Un’ altra ipotesi è quella che fa derivare la mortadella da “mortada”, cioè pallida, dal colore rosa pallido che la caratterizza. Ma le ipotesi più attendibili, sono certamente quelle sopracitate.
Mortadella IGP Bologna
Oggi le caratteristiche della mortadella sono stabilite dal Consorzio della Mortadella Bologna e approvate dall’ Unione Europea, dalla quale la “vera” Mortadella Bologna ha ottenuto ilriconoscimento IGP (Indicazione geografica protetta). È infatti nella città emiliana che la mortadella ricompare nel tardo Medioevo, dopo un periodo di oblio.
La livrea variegata e multicolore di alcuni insetti è un’ arma passiva e psicologica contro i predatori insettivori. Ha un significato di avvertimento! Infatti, raramente troviamo la colorazione degli insetti del tutto uniforme, anzi spesso, come nel caso delle coccinelle, disegna forme decise (appunto le macchie puntiformi nere) che includono due o più colori in netto contrasto tra loro.

Le armi di difesa attiva che la coccinella usa per distogliere l’ attenzione sono innanzitutto la lentezza dei movimenti, e poi l’ emissione dalle zampe di un liquido giallastro dall’ odore sgradevole. Nel suo sangue inoltre vi è presenza di sostanze che provocano nausea e vomito e proprio nelle zone nere delle elitre, i “copriali” anteriori, una forte concentrazione di alcalolidi tossici.
Così accade che…una volta che il predatore, dopo varie esperienze negative, avrà imparato ad associare sensazioni di disgusto e di pericolo alla particolare colorazione delle coccinelle, eviterà con cura di cacciare gli insetti con tali carateristiche. Tanto che le coccinelle non tentano neppure di mimetizzarsi!
Il numero, la forma così netta sullo sfondo colorato delle ali e le dimensioni delle macchie puntiformi è inoltre un segnale evolutivo di riconoscimento tra le diverse specie: su una coccinella si possono osservare da 2 a 24 puntini.
Solo coccinelle rosse con puntini neri?
No, esistono anche le coccinelle gialle. Si tratta della Thea Punctata (coccinella gialla), una specie di coccinella divoratrice di insetti ed acari nocivi (afidi, cocciniglie, ecc) quindi utilissima per le piante in generale.
*FOTO mondosfondo.com
La fioritura notturna porta, specie nei climi più torridi, alcuni vantaggi rispetto a quella diurna: la minor temperatura permette ai fiorni di non seccare o di non perdere rapidamente il nettare per evaporazione.

Gli “impollinatori” notturni, insetti o farfalle con abitudini crepuscolari, anche se sono in numero nettamente inferiore rispetto ai cugini diurni, sono più fedeli e specializzati.
La maggior parte delle piante notturne (piante grasse, ma nache tabacco o l’artemisia) vivono alle latitudini tropicali, dove fa più caldo. I fiori sono generalmente di colori chiari che vanno dal giallo al bianco o poco colorati ma molto profumati per attirare gli impollinatori notturni, i quali vengono attratti più dalla fragranza che dal colore dei fiori.
Petali fluorescenti?
Si, esiste una pianta la Bella della notte “Mirabilis Jalapa” o chiamato anche gelsomino notturno, che attrae gli impollinatori notturni con i petali che con il calar del sole diventano fluorescenti.
*FOTO da davesgarden.com | Red Pitaya